venerdì 22 aprile 2011

NUOVO POLO : RILANCIAMO L'ITALIA



Le risposte del Nuovo Polo al Piano nazionale di riforma del Governo
Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo ha espresso un giudizio fortemente critico sul Piano di Stabilità e sul Piano Nazionale di Riforme che il governo presenterà in Europa e che il Parlamento discuterà la settimana prossima. Si continua a rappresentare al Paese un quadro ottimistico e tranquillizzante della situazione italiana e del suo futuro, mentre i dati dipingono, con crudezza, una realtà molto diversa e di eccezionale gravità: per rientrare nei vincoli europei l’Italia dovrà realizzare infatti, per vent’anni, manovre di riduzione del debito pari a circa 40 miliardi di euro l’anno;  entro il 2014 dovrà predisporre un’ulteriore manovra di pari importo per ridurre il deficit e realizzare il pareggio di bilancio. Tutto ciò mentre la crescita economica è stagnante, aumenta la disoccupazione assieme al divario tra Nord e Sud.
Il governo, invece di chiamare il Paese ad una comune assunzione di responsabilità, e lanciare un forte piano di riforme che sostenga la crescita, sceglie di rinviare ogni intervento di riduzione del debito al 2014, cioè alla prossima legislatura, per evitare di dire la verità agli elettori.
Ma ciò che è più grave è l’assenza di una visione del futuro del Paese, di quali dovranno essere le direttrici della sua crescita. E’ infatti assolutamente deludente il Piano Nazionale di Riforme: un mero elenco di misure, totalmente prive di organicità e di  priorità, senza alcuna indicazione delle specifiche misure indispensabili per rimettere in moto un Paese bloccato.  La debolezza del Piano è certo resa possibile dal persistere a livello europeo, anche nel Patto per l’Euro approvato dal Consiglio europeo nel marzo scorso, della stessa impostazione di Maastricht, tutta sbilanciata sul versante della stabilità  - presidiata da severi meccanismi di monitoraggio e di sanzione - e assai meno focalizzata  su quello della crescita. Impostazione alla quale, peraltro,  non risulta che il nostro Governo si sia vigorosamente opposto nella fase del negoziato. Il Nuovo Polo ritiene che la linea del governo rischia di portare il Paese in una gravissima crisi recessiva in cui la scarsa crescita aggraverà la crisi finanziaria alimentando una pericolosissima spirale. Per questo il Nuovo Polo propone una linea alternativa.

  • Avviare subito una manovra di risanamento finanziario e di rilancio della crescita. Non c’è tempo da perdere. Per realizzare insieme questi due obiettivi è indispensabile procedere ad una profonda e incisiva spending review che identifichi ed elimini gli sprechi, riveda i programmi di spesa non più attuali, e bonifichi la spesa pubblica eliminando costi di intermediazione politica e aree grigie tra politica ed economia e introducendo stringenti misure anticorruzione : acquisti di beni e servizi nelle pp.aa. pari a 144 miliardi e contributi a fondo perduto in conto capitale e in conto corrente elargiti a pioggia per 44 miliardi di euro, aggregazione e soppressione di enti pubblici, riduzione del numero delle province . Abbandonare i tagli lineari che hanno devastato settori essenziali quali la scuola, l’università, la ricerca, e intervenire in modo selettivo ma radicale nelle aree indicate può consentire il reperimento delle risorse necessarie sia per il risanamento che per la crescita. L’obbiettivo di fondo che noi indichiamo al Paese è quello di passare dallo Stato erogatore ad un Stato regolatore, anche nel settore del Welfare. Ciò che pretende di puntare sulla sussidiarietà.
  • Rilanciare le liberalizzazioni ormai bloccate da anni nei servizi, pubblici e privati, nelle professioni, nelle attività commerciali per ridurre i costi della p.a., ridurre i costi per le imprese e per le famiglie, creare nuove opportunità di lavoro.
  • Immediate misure di riduzione fiscale per le famiglie (legando la fiscalità alla struttura familiare) e per le imprese attraverso la riduzione dell’IRAP che con il federalismo fiscale rischia, al contrario,  di aumentare .
  • Una forte iniziativa mirata al contrasto della povertà che sta investendo ceti che precedentemente ne erano al riparo.
  • Una legge sulla fiscalità di vantaggio degli investimenti produttivi, con un’articolazione diversa tra Nord e Sud in relazione ai diversi livelli di disoccupazione nelle aree del Paese.
  • Investimenti straordinari in favore della ricerca pubblica e privata.
  • Un piano straordinario per i giovani (istruzione, merito, lavoro, casa, nuove opportunità)
  • Rimettere in moto le infrastrutture con particolare riguardo al Mezzogiorno dove è indispensabile aumentare capacità di spesa e qualità dei servizi pubblici.

Infine il Nuovo Polo intende proporre una nuova prospettiva strategica per il futuro dell’Italia anche in vista dei traguardi posti dall’Agenda 2020. Con due traguardi sopra agli altri:
Riproporre ill ruolo strategico del nostro Paese in un Mediterraneo rivitalizzato sul piano politico e commerciale.
Tornare protagonisti di un deciso rilancio del ruolo politico dell’Europa superando dell’attuale fase di ripiegamento egosistico dei singoli Stati. Ambedue tali prospettive, per essere coltivate, richiedono che l’Italia si muova, con coerenza e credibilità, nella prospettiva di un rafforzamento dell’integrazione europea la cui debolezza non può che danneggiare il nostro Paese.

IL TESTO COMPLETO DOCUMENTO DEL NUOVO POLO SUL PIANO NAZIONALE DI RIFORMA DEL GOVERNO
RILANCIAMO L’ITALIA
 Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo per l’Italia ha preso in esame i documenti economici approvati dal Consiglio dei Ministri del 13 Aprile in ottemperanza agli impegni definiti nel Consiglio Europeo del 24-25 marzo scorsi: il Piano di Stabilità che delinea gli andamenti pluriennali  della finanza pubblica italiana fino al 2014 e il Piano Nazionale di Riforma nel quale sono indicate le politiche  che il governo  intende adottare per sostenere la crescita economica del Paese.
Il Piano di Stabilità indica il raggiungimento nel 2014 del pareggio sostanziale del bilancio ed una prima consistente riduzione del rapporto debito/PIL. E’ del tutto evidente che tali traguardi richiederanno, tra il 2013 e il 2014, una manovra aggiuntiva di riduzione del fabbisogno del 2,5% circa. Ecco allora la nostra prima osservazione: il governo rinvia di fatto nel tempo la correzione richiesta dagli accordi in sede europea, scaricando sulla prossima legislatura gran parte dell’onere del risanamento.
L’Italia si presenta all’appuntamento con la nuova disciplina europea in condizioni particolarmente difficili per tre essenziali ragioni:
1) uno stock di debito in rapporto al PIL pari al doppio di quanto previsto in sede europea e con l’obbligo di procedere alla riduzione di tale differenza nella misura di un ventesimo per ciascun anno; il che implica una riduzione di ben 3 punti l’anno che si aggiungono al vincolo relativo al rapporto fra deficit pubblico e PIL che deve ridiscendere a un livello inferiore al 3%;
2)una crescita reale di medio periodo che si colloca attorno all’1%;
3)un divario fra il Nord e il Sud che è tornato ad accentuarsi in misura rilevante.
Perciò osserviamo con preoccupazione come, nel Piano di Riforma, non siano previsti interventi destinati a dare luogo a una crescita più vigorosa dell’economia. Si propone una congerie di misure, circa ottanta, delle quali è evidente la disorganicità. Si proclama il rafforzamento della concorrenza e della competitività, ma non si indicano strade concrete ed incisive. C’è solo una generica enumerazione di misure senza strategie e senza priorità. Particolarmente carente è la trattazione della questione del Mezzogiorno. Totalmente dimenticate le liberalizzazioni che neppure vengono citate: grave paradosso di un governo che aveva legato la sua missione alla rivoluzione liberale e che invece oggi ha abbracciato una pericolosa e regressiva linea statalista e neo protezionista.
Del resto, lo stesso esecutivo si mostra consapevole della fragilità del Piano: prova ne sia la valutazione che esso stesso fa dell’effetto di stimolo determinato dalle misure indicate, calcolato in un aumento della crescita di uno striminzito 0,4% del Pil. Siamo lontani anni luce dalla promessa “scossa” all’economia! E siamo lontani anni luce dalle necessità del Paese che, come ha correttamente osservato Confindustria, ha bisogno di mettere in campo uno sforzo simile a quello prodotto al tempo dell’adesione al Trattato di Maastricht. Perciò appare ancora più grave che il piano del governo sia stato elaborato senza alcun coinvolgimento né del Parlamento né dell’insieme del mondo produttivo.
Ciò che più colpisce è la mancanza di un’analisi della relazione fra l’andamento del fabbisogno pubblico e il trend del reddito nazionale. E’ questo invece il punto più importante. Nell’economia italiana, infatti, si sta creando un circolo vizioso: le misure finanziarie di risanamento, per le loro ripercussioni sulla domanda, determinano un rallentamento della crescita; la quale, a sua volta, a causa dei suoi effetti depressivi, rende più difficile il raggiungimento dei traguardi di finanza pubblica e impone ulteriori manovre deflattive.
Sappiamo che questa contraddizione non verrà probabilmente rilevata dalle autorità europee. Ma ciò non costituisce una buona notizia per il futuro dell’Italia. Gli impegni chiesti dall’Europa attengono al rapporto deficit/PIL e debito/PIL. La crescita, cioé, non è considerata un vincolo. Il vincolo sono le grandezze di finanza pubblica senza ulteriori condizioni. E’ questo il limite che continua a permanere nel nuovo Patto europeo: esso non assume come priorità la questione della crescita né attribuisce carattere strategico e vincolante all’attuazione dell’Agenda 2009 che della crescita europea ha dettato le linee. Peraltro non risulta che l’Italia si sia battuta per un esito del negoziato europeo che rafforzasse questo aspetto.
Al contrario, il governo ha sostanzialmente rinunciato a avviare una politica per la crescita, affidandosi probabilmente alla speranza che la ripresa dell’economia italiana possa essere trainata dall’andamento di quella europea e mondiale. Ma questa scelta rischia di rendere proibitivo, il conseguimento degli ambiziosi traguardi di finanza richiesti dall’Europa. Renderà indispensabili come previsto da Bankitalia, e come ammesso a denti stretti da Tremonti in questi giorni, ulteriori manovre di restrizione del bilancio, destinate a loro volta a influire negativamente sul nostro tasso di crescita. In definitiva, il governo condanna il Paese all’immobilismo.
Il Nuovo Polo denuncia dunque con forza l’inerzia del governo rispetto ai problemi della crescita. Al di là del continuo favoleggiare di una riforma fiscale che ormai è solo un’araba fenice esso non riesce ad andare. Considerato che una crescita dell’1,5% è palesemente insufficiente a consentire un riassorbimento della elevata disoccupazione italiana e una attenuazione del grave divario fra il Nord ed il Sud, é dunque urgente predisporre ed attuare una politica economica del tutto diversa che si proponga  l’obiettivo di una crescita annuale fra il 2 e il 3%. Perciò è necessario prevedere precise misure a sostegno della crescita che, lo ripetiamo, è condizione indispensabile per la stessa stabilità dei conti pubblici e dunque per il rispetto dei vincoli dell’appartenenza all’Euro.
Tali misure devono essere previste fin da oggi. Non c’è più, infatti, tempo da perdere. Il Nuovo Polo ritiene che occorra una grande manovra di rigore finanziario e di rilancio della crescita. Ma caratterizzata, a differenza di quanto avviene oggi, da precise scelte politiche, qualitativamente impegnative e quantitativamente sostenute. In particolare a difesa della famiglia, del lavoro, delle imprese e in direzione di un rilancio degli investimenti e dei consumi.
Per reperire le risorse necessarie occorre una totale e radicale revisione della spesa pubblica, una vera e propria spending review, orientata alla trasformazione dello Stato da erogatore a regolatore, anche nel settore del Welfare. Per ottenere ciò è indispensabile puntare sulla sussidiarietà.   Tagli verticali specifici devono sostituire quelli orizzontali e generici. Immediatamente si può intanto procedere al severo contenimento di alcune voci specifiche di spesa corrente aumentate in modo anomalo negli ultimi anni e che contengono chiari indizi di sprechi, malversazioni ed aree grigie tra economia e politica: acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni ammontanti ad oltre 140 miliardi di euro all’anno;  fondi perduti elargiti a pioggia in conto corrente e conto capitale per 44 miliardi di euro all’anno; eliminazione-aggregazione di enti e società pubbliche; radicale riduzione del numero delle province. In questo quadro occorre promuovere immediati provvedimenti anti- corruzione.
L’Italia ha davanti a sé due traguardi: correggere il deficit pubblico e finanziare una grande riforma fiscale (fattore famiglia, dimezzamento dell'Irap per le imprese, infrastrutture, ricerca).
In particolare il Nuovo Polo indica alcune proposte da predisporre in tempi brevi:
1)Una legge sulla fiscalità di vantaggio degli investimenti produttivi, con un’articolazione diversa tra Nord e Sud in relazione ai diversi livelli di disoccupazione nelle aree del Paese.
2)Un intervento di sostegno della patrimonializzazione delle imprese attraverso la detassazione degli utili reinvestiti.
3)Il rilancio delle liberalizzazioni ormai bloccate da anni nei servizi, pubblici e privati, nelle professioni, nelle attività commerciali per ridurre i costi della P.A. delle imprese e delle famiglie, creare nuove opportunità di lavoro.
4)Immediate misure di riduzione fiscale per le famiglie (introducendo il fattore famiglia) e per le imprese attraverso la riduzione dell’IRAP che con il federalismo fiscale rischia, al contrario,  di aumentare
5)Una forte iniziativa mirata  al contrasto della povertà che sta investendo ceti che precedentemente ne erano al riparo.

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)Investimenti straordinari in favore della ricerca pubblica e privata.
7)Un piano straordinario per i giovani (istruzione, merito, lavoro, casa, nuove opportunità)
8)Rimettere in moto le infrastrutture con particolare riguardo al Mezzogiorno dove è indispensabile aumentare capacità di spesa e qualità dei servizi pubblici.
 In conclusione, due osservazioni strategiche.
1) Se avverrà, come è auspicabile, che i cambiamenti storici in atto nel Mediterraneo, liberino energie per troppo tempo represse e mettano  in moto nuovi processi di sviluppo economico, ciò potrà  rappresentare un’occasione straordinaria di sviluppo per l’Italia, sia come Paese esportatore, sia come piattaforma logistica dell’intero Mediterraneo, sia infine come fornitore di servizi (ad esempio l’istruzione universitaria). Intorno a queste nuove possibilità il Paese deve esser pronto a costruire una nuova stagione di sviluppo con particolare riferimento al Mezzogiorno. E’ un’occasione che non deve essere perduta, ma che finora è stata affrontata dal governo solo in termini di ordine pubblico.
2) Le crisi finanziarie di alcuni Paesi membri dell’Euro e la necessità di procedere con misure di sostegno a loro favore hanno alimentato un clima di diffidenza nelle relazioni inter-europee. Da qui l’insistenza, in particolar modo da parte tedesca, sull’introduzione di vincoli ai comportamenti dei singoli Stati. Ebbene, bisogna evitare che l’Europa dei giusti vincoli divenga l’Europa degli ingiustificati egoismi. Bisogna, in altri termini, riuscire a superare l’impasse che ha fermato il cammino dell’integrazione politica.
Come Paese fondatore, l’Italia può esercitare un ruolo rilevante nella ripresa del cammino unitario, ma ciò presuppone due condizioni che l’attuale maggioranza non soddisfa: 1) Dovremmo mantenere saldo un atteggiamento favorevole all’ulteriore integrazione politica, senza oscillare fra perentorie richieste di aiuto e minacce di secessione. 2) Dovremmo dimostrare di saper perseguire una crescita economica più rilevante e, insieme, il risanamento dei conti pubblici.  Affinché tutto ciò si realizzi è necessaria una diversa maggioranza e un governo capace di ispirarsi ad una nuova condivisa stagione di responsabilità nazionale.
Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo dà mandato ai propri gruppi parlamentari in previsione del dibattito previsto per la prossima settimana, di presentare alle Camere, sulla base di questo documento, una mozione di indirizzo.
 Roma, 20 aprile 2011


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